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Retinopatia Diabetica

Retinopatia Diabetica

RETINOPATIA DIABETICA

retinopatia diabetica Retinopatia Diabetica

L’occhio è un sofisticato apparato che può essere paragonato ad una videocamera. Preferiamo parlare di videocamera, e non di macchina fotografica come classicamente viene fatto, perché la prima è caratterizzata dalla capacità di acquisire delle immagini in movimento proprio come viene fatto dall’occhio.

Ritornando ai dettagli, le componenti ottiche più importanti, le lenti dell’obbiettivo, sono la cornea ed il cristallino. La prima è la parte più esterna dell’occhio, è trasparente e lascia vedere il colore dell’iride posto internamente. L’ iride è responsabile del colore degli occhi e presenta centralmente un’apertura: la pupilla che regola la quantità di luce che entra nell’occhio, analogamente a quanto fa il diaframma della videocamera. Posteriormente all’iride si trova il cristallino, che è una lente capace di modificare la propria forma consentendo di focalizzare oggetti posti a diverse distanze, analogamente a quanto fa un sistema autofocus. L’occhio internamente deve essere trasparente ma, come ogni “palla”, per mantenere la sua forma deve essere riempito: anteriormente da un liquido che circola continuamente, l’umore acqueo, mentre posteriormente si trova una gelatina, molto più statica, l’umore vitreo. La retina è l’analogo del sensore della telecamera. Si tratta di una membranella con elevatissima capacità di discriminare i dettagli, i colori ed i contrasti del mondo che ci circonda. Nella retina c’è solo una piccola zona, la macula, ed in particolare la fovea, che è responsabile della visione nitida. Dalla retina le informazioni vengono trasferite tramite un “cavo”, il nervo ottico, al più sorprendente elaboratore d’immagini che ci sia: il cervello. E’ proprio a questo livello che le informazioni dei due occhi vengono elaborate, fuse insieme ed integrate giungendo a livello della coscienza.

IL DIABETE

Il Diabete Mellito è un disordine del metabolismo degli zuccheri causato dall’assoluta e/o relativa assenza di insulina (che è un ormone prodotto da una ghiandola interna all’apparato digerente detta pancreas) e insulino-resistenza che porta all’iperglicemia (aumento del glucosio circolante nel sangue). Nei soggetti normali l’insulina viene prodotta dalle cellule beta del pancreas secondo due modalità: una secrezione basale (continua) e una secrezione indotta dal pasto.

Entrambe le componenti sono regolate dai livelli di zucchero nel sangue che dipende dalla quantità di insulina rilasciata.

Secondo l’ultima classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i due principali tipi di diabete mellito sono il “tipo 1” e il “tipo 2”.

Il Diabete Mellito tipo 1 rappresenta un disordine raro caratterizzato dalla distruzione delle beta cellule del pancreas che conduce ad assoluta carenza di insulina. In tale contesto i pazienti per sopravvivere devono assumere l’insulina dall’esterno.

Nella maggioranza dei casi la distruzione cellulare è causata da un movimento anticorpale rivolto a distruggere selettivamente le beta cellule, definito autoimmune. Esiste però anche una forma detta idiopatica, di cui non si conoscono le cause.

Il Diabete Mellito tipo 2 è caratterizzato da insulino-resistenza, associato a deficit della secrezione insulinica, in particolare questi pazienti perdono inizialmente la secrezione precoce dell’insulina in risposta al pasto. La maggior parte di questi pazienti è sovrappeso o francamente obesa. Tale forma di diabete può rimanere non diagnosticata per anni e presentare alla diagnosi già il danno d’organo.

La patogenesi di tale patologia è complessa e ancora in parte sconosciuta: certamente concorrono a generarla sia fattori genetici che ambientali. Dopo alcuni anni di malattia si assiste spesso alla comparsa di complicanze croniche rappresentate da una patologia dei piccoli e dei grossi vasi (microvascolare e macrovascolare). In particolare la patologia dei piccoli vasi interessa principalmente la retina, il rene e i nervi. Le complicanze macrovascolari interessano tutto l’albero vascolare compromettendo la funzionalità di vari organi a causa di precoci lesioni aterosclerotiche.

La terapia si basa principalmente sulla modificazione dello stile di vita attraverso una educazione alimentare e l’implementazione dell’esercizio fisico.

Quando tali presidi non sono in grado di compensare la malattia si ricorre alla terapia farmacologica consistente in farmaci che agiscono sia migliorando l’azione dell’insulina sia stimolando la secrezione pancreatica residua.

Si ricorre alla terapia insulinica solo nei casi in cui gli ipoglicemizzanti orali non sono in grado di mantenere un buon compenso glicemico e in quelli in cui si assiste ad un esaurimento del pancreas.

Il diabete tipo 2 ha un certo grado di familiarità, quindi bisogna prevedere la possibilità che i familiari di un paziente con diabete possano sviluppare la malattia con una probabilità maggiore rispetto a coloro che non hanno un familiare diabetico. Perciò è importante che i suoi familiari dopo una certa età controllino la glicemia a digiuno con prelievo venoso, almeno una volta l’anno.

Rimedi utili a combattere il diabete e le sue complicanze comprendono:

1. la dieta e lo stile di vita
2. la terapia farmacologica del diabete

la terapia delle complicanze, in particolare della Retinopatia Diabetica.

Si deve impostare un programma di educazione alimentare che, partendo dalle abitudini alimentari del paziente diabetico (raccolte attraverso un diario alimentare), sia in grado di modificare l’apporto quantitativo e qualitativo degli alimenti. E’ tuttavia di fondamentale importanza tenere presente che la riduzione di cibo deve essere accompagnata da una adeguata e regolare attività fisica. E’ anche importante che non si riduca drasticamente l’assunzione di cibo, e ciò sia per non creare squilibri nutrizionali e del metabolismo che per non rischiare di riprendere il peso perso a causa della impossibilità di seguire la severa dieta impostata o per doverla abbandonare a causa dei disturbi che dalla restrizione inadeguata di cibo potrebbero subentrare. E’ pertanto essenziale seguire un sano stile di vita e l’assunzione regolare e programmata di cibo, non solo durante la realizzazione del programma stesso, ma anche dopo che si sia perso peso e si siano raggiunti gli obbiettivi fissati. La terapia del diabete, laddove le abitudini alimentari e lo stile di vita non siano sufficienti a tenerlo controllato, prevede l’utilizzo di farmaci che hanno meccanismi di azione diversi.

I principali farmaci ipoglicemizzanti orali si dividono in due categorie: quelli che stimolano la secrezione dell’insulina, che vengono assunti prima dei pasti per permettere la copertura del picco post-prandiale, e quelli che migliorano la sensibilità insulinica, permettendo al glucosio di essere meglio assunto dalle cellule. Infine vi sono farmaci che agiscono a livello intestinale inibendo qui l’assorbimento del glucosio.

Lo scopo della terapia farmacologica è di mantenere un buon compenso glicometabolico e dei buoni profili glicemici giornalieri.

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Visione Normale

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Visione con Retinopatia Diabetica

COME MONITORARE LA GLICEMIA?

Emoglobina Glicata o Glicosilata

Quando i livelli di glicemia sono elevati, il glucosio nel sangue si lega a diverse strutture fra cui l’emoglobina, una proteina normalmente deputata al trasporto dell’ossigeno nel sangue che ha una vita di 3 mesi. Legandosi all’emoglobina, il glucosio forma l’emoglobina glicosilata che si misura in percentuale rispetto a quella non legata al glucosio. Tale parametro è utilizzato per il controllo del metabolismo glucidico, infatti essa è espressione delle glicemie che si sono avute nei 2-3 mesi precedenti al prelievo. In pratica una glicemia normale deve essere interpretata come un reperto occasionale se si associa ad un’emoglobina glicosilata molto patologica. Ovviamente può succedere anche il contrario. I parametri di riferimento dell’emoglobina glicosilata variano da laboratorio a laboratorio in base al metodo di dosaggio e vanno tenuti presenti nell’interpretazione dei risultati.

Per automonitoraggio si intende la misurazione della glicemia su una goccia di sangue prelevata dal polpastrello di un dito che viene eseguita dal paziente utilizzando un apparecchio apposito detto glucometro. In breve, il paziente dopo aver disinfettato il dito, buca il polpastrello con un pungidito, deposita la goccia di sangue su una striscia reattiva preventivamente inserita nell’apparecchio e quindi attende il risultato che viene dato in pochi secondi. Il numero fornito dallo strumento è indicativo della glicemia del paziente in quel particolare momento. Tale misurazione deve essere eseguita a digiuno e 2 ore dopo i pasti principali (colazione, pranzo e cena) allo scopo di avere un profilo glicemico giornaliero

Quali sono le probabilità di avere le complicanze, in particolare quelle oculari, in chi ha il diabete?

La comparsa di alterazioni dei piccoli vasi sanguigni (microangiopatie) è strettamente legata al mantenimento nel tempo della glicemia su livelli normali. Il raggiungimento di questo obbiettivo è evidenziato non tanto dalla misura istantanea della glicemia (zucchero nel sangue) a digiuno ma dalla misura dei livelli ematici di emoglobina glicosilata

Quali sono le ripercussioni del diabete sulla vista?

Gli effetti del diabete sull’occhio non sono immediatamente riscontrabili all’inizio della malattia. Si è visto che il rischio di ammalarsi è tanto maggiore quanto più a lungo dura il diabete, specie se la glicemia non è ben controllata. Studi condotti su grossi numeri di pazienti hanno messo in evidenza che la presenza di alterazioni retiniche può già essere notata dopo cinque anni di malattia ed è frequente nel 20% dei casi dopo 10 anni. I soggetti affetti da Retinopatia Diabetica diventano il 60% dopo 15 anni, arrivando al 90% dopo 30 anni di evoluzione.

Quali sono le cause del diabete?

Il Diabete Mellito tipo 2 è una sindrome complessa alla quale concorrono sia fattori genetici che ambientali. Nessuno di questi gioca un ruolo di causa-effetto ma insieme causano la malattia.

Sicuramente si possono individuare alcuni principali fattori di rischio: l’obesità, la sedentarietà, la familiarità, l’età. Mentre gli ultimi due non sono modificabili i primi due lo sono.

Si può prevenire?

Recenti studi internazionali condotti sull’argomento hanno messo in evidenza come, in soggetti a rischio, uno stile di vita adeguato, che prevedeva un’intensa attività fisica e una educazione alimentare, fosse in grado di ridurre del 38% l’insorgenza del diabete.

Si può guarire?

Purtroppo il Diabete Mellito tipo 2 è una patologia cronica dalla quale non si guarisce, ma il controllo adeguato della malattia permette di condurre una vita assolutamente normale e di posticipare, fino anche a non vederle, le complicanze croniche correlate.

Io ci vedo bene! Ho controllato gli occhiali da poco. Quando devo farmi controllare?

In caso di diabete l’occhio può ammalarsi di nascosto! Questo è un po’ il problema comune a tante patologie del giorno d’oggi quali l’ipertensione o le neoplasie. Sono tutte situazioni in cui inizialmente non cambia nulla per il paziente: spesso la diagnosi viene fatta facendo dei controlli sistematici od occasionali. Solo successivamente compaiono i problemi (infarto, ictus,..) che purtroppo non sono sempre ben risolvibili.

In particolare i primi danni a livello dell’occhio passano inosservati, al punto da non essere evidenziati neanche facendo un’accurata misurazione della vista. Se un diabetico aspetta di accorgersi di vedere male potrebbe ritardare la diagnosi anche di qualche anno ed avere danni irreversibili che, se presi in tempo, si sarebbero potuti risolvere. Spesso, inoltre, il peggioramento comincia in un solo occhio, interferendo poco con le attività quotidiane.

Capita a volte che i primi segni siano improvvisi e drammatici, legati ad una brusca emorragia che potrebbe richiedere un intervento chirurgico.

Per questa ragione è necessario che periodicamente la salute dell’occhio venga analizzata da un medico oculista in modo da consentire una diagnosi precoce ed un trattamento più tempestivo ed efficace.

I dati oculari sono importantissimi anche per il diabetologo che indirettamente verifica il successo della cura generale della malattia diabetica. L’occhio è, infatti, considerato da molti clinici una sorta di “finestra” sulla circolazione e sulla salute dell’organismo.

A che sintomi bisogna fare attenzione per poi riferirlo subito al medico curante?

E’ bene che i sintomi non ci siano e che ogni diabetico faccia attenzione ai consigli del medico curante e del diabetologo in modo da mantenere la glicemia più vicino possibile al normale.

In ogni caso ogni cambiamento nella quantità e nella qualità della visione vanno segnalati per essere indirizzati presso uno specialista.

In caso di coinvolgimento oculare posso modificare gli occhiali?

A) Importanti sbalzi della glicemia possono far variare le caratteristiche ottiche del cristallino al punto di determinare una variazione del difetto di vista.

A volte può capitare che in caso di glicemia elevata ad un paziente venga evidenziata una miopia prima non conosciuta, che vengano approntati degli occhiali anche costosi e che il tutto regredisca normalizzando i valori ematici.

B) Più frequente è l’insorgenza di una cataratta che determina disturbi visivi specialmente in particolari condizioni d’illuminazione richiedendo l’uso di occhiali meglio se con lenti filtranti.

C) Bisogna comunque precisare che l’evenienza più comune è la Retinopatia Diabetica che, purtroppo, non si può giovare di una correzione ottica ma che richiede un tempestivo trattamento medico e chirurgico.

Cosa potrebbe succedere o succede se non facessi terapia o non la seguissi con scrupolo?

Un non corretto controllo del diabete a causa di una mancata aderenza alla terapia produce una maggiore probabilità di sviluppare le complicanze precocemente e questo comporta un peggioramento della qualità della vita.

Retinopatia Diabetica

In cosa consiste la Retinopatia Diabetica?

Il persistere di una glicemia elevata comporta delle alterazioni a carico dei grandi e piccoli vasi del corpo umano. A livello dell’occhio, naturalmente, ci sono dei piccoli vasi che vanno incontro ad alterazioni della loro parete e del sangue che vi circola dentro.

Possiamo avere:

1. Deformazioni, sfiancamenti chiamati microaneurismi.
2. Alterazioni della permeabilità, con fuoriuscita di piccole quantità di sangue (microemorragie) o di liquidi. I liquidi, analogamente a quanto succede a chi soffre di vene varicose alle gambe, comportano un gonfiore dei tessuti circostanti. In pratica si ha un ispessimento della retina chiamato edema e che comporta un difetto di funzionamento della stessa e che varia in funzione dell’entità dell’edema stesso, della sua localizzazione e della sua durata. A volte possono anche accumularsi degli essudati giallastri detti “duri” che sono un accumulo di sostanze grasse circolanti nel sangue. In genere l’edema coinvolge la fovea solo in un secondo momento ritardando una precoce terapia.
3. Altra evenienza è la possibilità che in alcuni capillari il sangue possa circolare male. Si creano delle piccole aree ischemiche in cui la retina subisce una specie di piccolo infarto. In questo caso possono comparire sulla retina aree biancastre dette “cotonose”.
4. Quando le zone ischemiche diventano numerose possono iniziare a produrre dei fattori di crescita per la proliferazione di nuovi vasi con lo scopo di portare il sangue alle zone ischemiche. Pur avendo il proposito di compensare lo scarso apporto di sangue, sono il preludio di importanti complicazioni.
5. Essendo fragili e crescendo velocemente, diventano causa di gravi emorragie nel corpo vitreo (emovitreo).
6. Queste sono evenienze gravi perché possono evolvere con la comparsa di membrane che contraendosi determinano il distacco di retina.

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Quando sono presenti le prime tre possibilità si parla di retinopatia diabetica non proliferante che costituisce circa il 90% dei casi e che può diventare grave quando compare

una maculopatia diabetica o una estesa ischemia. La maculopatia è caratterizzata prevalentemente da edema della retina con progressiva perdita della capacità di vedere nitidamente i dettagli. Questa evenienza non comporta mai la cecità ma determina una difficoltà variabile a compiere numerose azioni della vita quotidiana quali la scrittura, la lettura, il riconoscimento dei volti, la guida, ecc.

Quando la retinopatia diabetica diventa proliferante fanno la comparsa i neovasi che, come detto, possono far precipitare il quadro giungendo fino alla cecità completa.

Il diabete coinvolge solo la retina o altre parti dell’occhio?

Una evenienza molto frequente è la cataratta, data da una perdita irreversibile di trasparenza del cristallino. In pratica la luce passa con difficoltà attraverso una lente dell’occhio determinando fenomeni di abbagliamento e di peggioramento della visione.

Al giorno d’oggi la cataratta si può operare con un intervento che consente un rapido recupero. In ogni caso il diabete può rendere il decorso operatorio più complicato favorendo fenomeni infiammatori e rallentando i processi riparativi. Non è ancora chiaro se il diabete costituisca un fattore di rischio per il glaucoma primario ad angolo aperto, una condizione in cui la pressione dell’occhio risulta elevata, portando a danneggiare progressivamente ed irreversibilmente il nervo ottico. Nei casi in cui è presente una forma di retinopatia diabetica proliferante si può complicare la situazione con una forma grave di glaucoma detta neovascolare. In questo caso i nuovi vasi retinici neoformati, tipici della malattia, si estendono oltre la retina fino alla parte anteriore dell’occhio occludendo le vie di deflusso del liquido che circola nell’occhio, con un conseguente aumento della pressione oculare.

A livello retinico possiamo avere una occlusione arteriosa (brusca chiusura di un’arteria) oppure delle trombosi venose (chiusura di una vena) che coinvolgono una parte o tutta la retina, comportando un danno paragonabile a quello della retinopatia diabetica.

Anche il nervo ottico può essere colpito da una otticopatia ischemica, una patologia accompagnata da importanti alterazioni visive che, almeno in parte, è legata a fattori circolatori.

Rimanendo a parlare di nervi bisogna ricordare che anche quelli che regolano i movimenti oculari possono essere interessati in modo transitorio o permanente.

In questo caso il sintomo principale non sarà un calo della vista, ma una visione sdoppiata.

Altre volte potremmo avere un occhio più chiuso dell’altro.

In caso di retinopatia, questa guarirà se la glicemia è controllata?

Per quanto riguarda la retinopatia è importante sia il controllo metabolico della glicemia che il controllo della pressione arteriosa. E’ fondamentale prevenire la retinopatia diabetica, e il controllo metabolico permette di farlo in maniera efficace.

Dove ci sono già lesioni stabili il buon controllo può evitarne o rallentarne la progressione ma non farne regredire il quadro.

Come si cura la retinopatia diabetica?

Una cura per far regredire la retinopatia diabetica purtroppo non esiste.

Se nelle forme iniziali sicuramente un miglior controllo del diabete può essere sufficiente, nei casi più gravi è necessario ricorrere a maniere forti!

Studi condotti rigorosamente su un numero elevato di pazienti hanno dimostrato che una cura efficace nel limitare la progressione della retinopatia è quella basata sull’uso del laser.

Laser x RD Retinopatia Diabetica

La luce del laser messa a fuoco sulla retina determina dei danni, delle “bruciature” (fotocoagulazione) che malgrado tutto possono dimostrarsi utili.

Nel caso di edema maculare, cioè in quei casi dove la regione centrale della visione è colpita e si ha un ispessimento della stessa, piccoli trattamenti disposti in modo circoscritto od “a griglia” nella periferia della macula possono, nel giro di alcuni mesi, determinare un riassorbimento dei liquidi con uno “sgonfiamento” della retina stessa che potrà funzionare meglio. In situazioni d’ischemia, invece, le bruciature laser comportano la distruzione della retina sofferente in modo da eliminare lo stimolo alla formazione dei neovasi che, abbiamo visto, sono particolarmente pericolosi. In caso di retinopatia proliferante si rende necessario eseguire un trattamento esteso a buona parte della retina in modo da arrestare il processo (panfotocoagulazione). Nei casi ancora più gravi (emorragie estese, distacco di retina) occorre un vero e proprio intervento chirurgico: la vitrectomia.

Questa tecnica prevede di entrare nell’occhio tramite dei ferri miniaturizzati in modo da asportare il corpo vitreo con sangue e le membrane che sollevano la retina. In seguito si tratta la retina con il laser e si può stabilizzare il tutto mettendo temporaneamente nell’occhio una sostanza che aiuta i processi di guarigione.

Il trattamento laser è doloroso?

In genere la terapia laser è ben tollerata ed il paziente avverte il fastidio dei lampi luminosi che si generano quando parte l’impulso laser. A volte, comunque, specialmente durante la panfotocoagulazione, si può provare una vera e propria sensazione dolorosa. Questa in genere non comporta l’interruzione del trattamento. In ogni caso in situazioni estreme si può ricorrere ad una anestesia locale.

Quando iniziare e quanto deve durare la terapia?

Diabetologo. La terapia farmacologica sarà per tutta la vita essendo il diabete una patologia cronica e verrà iniziata quando lo stile di vita e le abitudini alimentari non saranno sufficienti a garantire un adeguato controllo metabolico della glicemia.

Oculista. Il trattamento laser non deve essere cominciato appena insorge la retinopatia diabetica. Bisogna, infatti, intervenire solo se c’è un significativo rischio per la visione del paziente. Quando questo succede in genere si registrano già dei disturbi ma possono esserci dei casi in cui la visione è ancora integra. Nei casi gravi di retinopatia diabetica il trattamento va iniziato il prima possibile e deve essere continuato per un tempo variabile in base alla gravità. Ad esempio, in caso di panfotocoagulazione, vale a dire il trattamento esteso della periferia retinica, sono necessarie diverse sedute ravvicinate di giorni o settimane, in base alle scelte del medico ed alle risposte del paziente. La vitrectomia, cioè l’asportazione del corpo vitreo, essendo un vero e proprio intervento chirurgico, ha un tempo di recupero variabile in base a numerosi parametri. E’ possibile che sia necessario eseguire anche più di una operazione.

Questa evenienza diventa una certezza nei casi in cui è stato lasciato nell’occhio l’olio di silicone che nella quasi totalità dei casi deve essere rimosso nel giro di qualche mese

Ci sono altri fattori che interferiscono con il danno retinico?

Altri fattori che possono avere un effetto negativo sulla progressione del danno retinico sono l’ipertensione arteriosa e l’insufficienza renale

Quali sono i benefici e la probabilità di successo della terapia consigliata?

Diabetologo. Se la terapia sistemica viene eseguita nei dosaggi adeguati, la probabilità di controllare la malattia e di posticipare le complicanze è piuttosto alta.

Oculista. Si possono avere miglioramenti dell’acuità visiva dopo trattamento laser, specialmente se questo viene eseguito tempestivamente. In ogni caso bisogna precisare che ricerche condotte su grandi numeri di diabetici hanno dimostrato che il trattamento riduce in maniera chiara il rischio di un importante peggioramento nel tempo. Da qui la necessità di agire presto quando il pericolo del peggioramento diventa significativo.

Quali sono gli effetti collaterali e i rischi della terapia consigliata?

trattamento laser RD Retinopatia Diabetica Diabetologo. Tutti i farmaci ipoglicemizzanti orali sono a rischio di episodi ipoglicemici, cioè di abbassamenti della glicemia al di sotto dei valori normali: è molto importante che il paziente sia al corrente di questa eventualità e la sappia riconoscere. Dei farmaci che si utilizzano nella terapia per il diabete, quelli che migliorano la sensibilità all’insulina, proprio per il loro meccanismo d’azione, danno ipoglicemia molto raramente.

Viceversa i farmaci che stimolano la secrezione insulinica, soprattutto se sovradosati, possono indurre ipoglicemia.

Oculista. Il trattamento laser per l’edema maculare diabetico può causare la comparsa di aree con visione ridotta (scotomi) prossime al punto centrale della visione. Questo fatto deve essere tenuto presente per non demoralizzarsi, considerando che gli effetti benefici del laser compaiono dopo alcuni mesi, mentre gli scotomi si manifestano precocemente.

La panfotocoagulazione determina un danno del campo visivo più o meno importante in base all’entità del trattamento.

Possono esserci, pertanto, difficoltà nell’orientamento e nella mobilità specialmente se non c’è una buona illuminazione.

Teoricamente l’acuità visiva non dovrebbe risentirne, ma bisogna tener presente che questa metodica può comportare la comparsa od il peggioramento di un edema maculare e quindi deve spingere l’oculista che esegue la terapia ad evitare tale evenienza.

Quali alternative terapeutiche esistono?

Oculista. Recentemente si sta dimostrando molto interessante l’impiego di iniezioni all’interno dell’occhio di preparati a base di cortisonici d’aiuto nel controllare le complicanze retiniche che si dimostrerebbero utili nel controllare la fuoriuscita di liquidi dai capillari che è a base dell’edema maculare. Bisogna precisare che questa tecnica offre dei risultati di durata limitata e che per questo è utile associare anche il trattamento laser ed eventualmente ripetere l’iniezione. Inoltre ci sono diversi preparati attivi sul microcircolo, utili nel trattamento della retinopatia diabetica. Sono principi attivi che aumentano il flusso del sangue a livello retinico, migliorando l’apporto di ossigeno ed il metabolismo della stessa retina (azione vasoattiva ed emoreologica), rafforzano l’integrità della parete vasale riducendo il rischio di microemorragie e microaneurismi (azione vasoprotettiva), ostacolano la fuoriuscita di liquidi dai capillari (azione antiedemigena) e proteggono la retina e la macula dal danno foto-ossidativo (azione antiossidante). Tali preparati, se associati alla terapia laser ed a quella generale per il diabete stesso possono costituire un valido aiuto nel controllare le complicanze retiniche.

Può il paziente con diabete fare sport?

Medico Curante. L’attività sportiva è indicata per tutti i diabetici che non presentano altre malattie o esiti di esse. Lo sport aumenta la sensibilità delle cellule dell’organismo all’insulina e migliora l’utilizzo periferico del glucosio. Poiché nel Diabete di tipo 2 è ancora presente una certa funzionalità delle cellule del pancreas che producono insulina, lo sport, ovvero una regolare attività fisica, e la dieta, da soli, potrebbero costruire la base di una terapia, senza considerare il fatto che lo sport, di per sé, può avere, direttamente o indirettamente, un positivo influsso anche sull’apparato cardio-circolatorio (ipertensione arteriosa) e su altri parametri alterati (dislipidemia). Poiché nella fase iniziale il diabete non danneggia né il cuore né i vasi degli arti inferiori, non esiste alcuna controindicazione ad effettuare un’attività fisica di tipo non agonistico (palestra, nuoto, atletica leggera). Saranno comunque il Diabetologo e il Medico curante che valuteranno, sulla base di controlli effettuati e dei farmaci antidiabetici assunti, se ci dovranno essere degli adeguamenti posologici nello schema terapeutico prescritto o eventuali variazioni dello stile di vita.

Per gli sport agonistici, anche se essi sono possibili in soggetti diabetici, il Medico sportivo e il Diabetologo valuteranno la situazione, caso per caso, e stabiliranno che cosa è più adeguato per l’atleta diabetico, ovvero quali controlli o adeguamenti saranno più utili.

Oculista. Le controindicazioni ad alcuni sport possono insorgere in diverse situazioni:

1. Importante calo visivo perché non si raggiungono i requisiti minimi richiesti.
2. Sport nei quali c’è il rischio di causare un trauma all’occhio (pallonata, pugno, colpi vari…)

Condizioni in cui indirettamente gli occhi sono sollecitati meccanicamente con scosse prolungate ecc. Chiaramente i colpi all’occhio non fanno bene a nessuno ma in alcuni casi di retinopatia potrebbe aumentare il rischio di una emorragia. Potrebbe essere opportuno l’uso di sistemi di protezione.

Che tipo di esami deve fare il paziente con diabete?

Diabetologo. Per il controllo del diabete dovrà eseguire ogni tre mesi l’emoglobina glicata che è l’indice del suo compenso glicometabolico; dovrà eseguire almeno 2-3 volte alla settimana il controllo della glicemia da fare digiuno e due ore dopo i pasti.

Inoltre è importante eseguire almeno una volta all’anno il controllo delle complicanze attraverso l’esecuzione di esami del sangue e delle urine e di esami strumentali.

Diabetologo. Sono necessari dei controlli periodici del fondo oculare spesso facilitato dall’uso di appositi colliri per dilatare la pupilla. L’esame viene eseguito grazie ad uno strumento detto oftalmoscopio o, meglio ancora, grazie alla lampada a fessura, un microscopio appositamente creato per osservare l’occhio. Quando la retina è sana ed il diabete ben controllato, generalmente è sufficiente fare una visita una volta all’anno, ma potrebbe essere necessario sottoporsi a controlli semestrali in caso di retinopatia lieve o moderata. In caso di presenza di segni oculari, che potrebbero dipendere dal diabete, sarà necessario un approfondimento oculistico in cui vengono valutati diversi parametri:

1. L’acuità visiva con e senza occhiali
2. Pressione dell’occhio
3. Esame degli occhi esternamente
4. Esame accurato del fondo oculare

Tutti gli esami strumentali sono complementari alla visita stessa.

In genere i più utilizzati sono:

La retinografia che consiste in una fotografia in bianco e nero oppure a colori del fondo oculare. In questo modo si documenta in modo obiettivo il coinvolgimento retinico consentendo precisi confronti nel tempo.

La fluorangiografia: è una speciale retinografia che si esegue dopo aver iniettato in vena un mezzo di contrasto fluorescente (la fluoresceina). In questo modo è possibile vedere come il sangue circola nell’occhio e se ci sono problemi di fuoriuscita di liquidi dai vasi stessi. Questo esame è utilizzato specialmente quando si vuole capire se è necessario intervenire con un trattamento laser.

Misurazione dello spessore retinico mediante strumenti quali l’OCT o RTA. Sono apparecchi poco invasivi che grazie alla luce di un laser riescono a valutare il rigonfiamento della retina tipico dell’edema maculare.

Meno frequentemente saranno necessari altre indagini quali la microperimetria, l’ecografia oculare e l’elettroretinografia, ecc..

In caso di grave danno visivo il paziente può essere aiutato lo stesso?

Anche quando si giunge ad importanti perdite visive si entra nel campo dell’ipovisione. Al giorno d’oggi esistono centri specializzati che forniscono un aiuto grazie a sistemi ottici particolari associati ad una corretta riabilitazione.

In questo modo tante persone riescono a ritornare a leggere, a scrivere, a guardare la TV e ad essere molto più indipendenti.

Queste tecniche non eliminano il problema, ma consentono di imparare ad utilizzare meglio le proprie risorse visive. Bisogna comunque precisare che per raggiungere il successo l’ingrediente insostituibile in un piano riabilitativo è sicuramente l’impegno e volontà del paziente.

Deve il paziente con diabete preoccuparsi?

Oculista. Da quanto detto finora potrebbe sembrare che il diabete sia sinonimo di un grave danno visivo. In realtà lo scopo di questo articolo è quello di far capire che il diabete va preso sul serio e che proprio facendo così si riescono a limitare notevolmente le sue complicanze. La collaborazione tra il Medico curante, il Diabetologo e l’Oculista è la carta vincente per superare i possibili problemi associati alla malattia. Il Medico curante rappresenta il punto di riferimento per la gestione del programma terapeutico impostato.

Esso gestirà in particolare i controlli intermedi tra quelli stabiliti dall’Oculista e dal Diabetologo, prescriverà i farmaci necessari, valuterà l’opportunità, qualora necessario, di aggiustamenti posologici, vigilerà sull’eventuale insorgenza di effetti collaterali e sarà un consulente competente per l’impostazione della dieta e dello stile di vita.

A lui dovrà essere riferito ogni nuovo sintomo o segno che dovessero comparire, allo scopo, principalmente, di individuare precocemente se ciò deriva dal diabete o sue complicanze, ovvero se quanto accusato è invece da riferire ad altra patologia o a fatti che da un punto di vista clinico risultano trascurabili.

Il Medico curante costituirà anche il tramite tra l’Oculista e il Diabetologo e sarà sempre in contatto con questi specialisti per una migliore gestione della salute del paziente.

In Retinopatia Diabetica

La Luce del Sole e gli Effetti sull’Occhio

La Luce del Sole e gli Effetti sull’Occhio

uv il sole 150x150 La Luce del Sole e gli Effetti sullOcchioChe cosa sono le radiazioni solari?
I raggi luminosi emessi dal sole sono formati da un insieme di particelle energetiche, chiamate fotoni, ed arrivano sulla Terra sotto forma di radiazioni. A seconda della lunghezza d’onda, possono essere classificati in radiazioni visibili (raggi colorati) e radiazioni non visibili, a loro volta divise in raggi infrarossi (IR), a lunghezza d’onda maggiore, e raggi ultravioletti (UV), a lunghezza d’onda minore. I raggi ultravioletti sono i più ricchi di energia e pericolosi per l’uomo.

I raggi luminosi e l’uomo… in dettaglio
Ultravioletti C (UVC) 200-290nm- sono pericolosissimi per l’uomo, ma fortunatamente vengono bloccati dall’ozono presente nell’atmosfera, che impedisce loro di arrivare sulla terra.
Ultravioletti B (UVB) 290-320nm- sono i raggi che, penetrando a livello epidermico, provocano l’abbronzatura, ma possono anche essere la causa di arrossamento della pelle (eritema).
Ultravioletti A (UVA) 320-400nm- penetrano negli strati profondi dell’epidermide e sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo e della formazione di piccoli tumori della pelle (melanomi).
Infrarossi (IR)>800nm- hanno effetto calorifico e provocano vasodilatazione e sudorazione.

I livelli di radiazione ultravioletta (UV) e la loro azione sono influenzati da diversi fattori.
Altezza del sole. Il 60% delle radiazioni giornaliere arriva sulla terra tra le ore 10,00 e le 14,00.
Latitudine. Vicino all’equatore i livelli di UV sono maggiori.
Altitudine. Ad alta quota le radiazioni UV sono maggiori.
Clima. Le nuvole e l’umidità assorbono parzialmente le radiazioni UV, che invece raggiungono i massimi livelli con il cielo sereno.
Superficie terrestre. La neve può riflettere l’85% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta il 15%, l’acqua il 5%, l’erba il 3%, l’asfalto il 2%.
Ozono. L’ozono filtra le radiazioni UV più pericolose. Il suo livello, oltre ad essere costantemente minacciato dall’inquinamento atmosferico, varia nel corso dell’anno.

ultravioletti La Luce del Sole e gli Effetti sullOcchio

Che cosa è l’indice UV?
L’indice UV indica l’intensità della radiazione ultravioletta solare che giunge sulla terra. Viene adottato a livello internazionale per informare sul possibile rischio derivante da un’eccessiva esposizione al sole.

L’occhio è particolarmente esposto allo stress causato dalla luce. I fotoni visibili “violetti e blu” insieme con l’UVA, sono pericolosi per la retina, mentre il cristallino e la cornea sono particolarmente sensibili ai raggi UVC.
La cornea. E’ un tessuto oculare trasparente posto davanti all’iride. Fa da primo filtro per le radiazioni luminose ed è quindi la prima struttura ad essere danneggiata da una eccessiva esposizione (SECCHEZZA, BRUCIORE).
Il cristallino. E’ una piccola lente posta dietro l’iride che ha la funzione di far convergere sulla retina le immagini provenienti sia da vicino che da lontano. L’assorbimento di radiazioni solari, con gli anni, danneggia la sua struttura e causa la perdita di trasparenza (CATARATTA).
La retina. E’ l’equivalente di una pellicola fotografica che riveste la superficie interna dell’occhio. Non è uguale in tutta la sua estensione, ma vi si riconosce un’area centrale, detta macula, che controlla la visione dettagliata, mentre la parte restante amplia il campo visivo. I danni che le radiazioni solari possono provocare alla retina sono in larga misura irreversibili. Diverse patologie hanno dimostrato un coinvolgimento delle radiazioni solari nella induzione o nella pregressione del danno retinico (EDEMA MACULARE CISTOIDE, RETINOPATIA SOLARE, DEGENERAZIONE MACULARE LAGATA ALL’ETA’).

La degenerazione maculare legata all’età è la principale causa di perdita della vista dopo i 50 anni. E’ una malattia dell’occhio caratterizzata da un danneggiamento della macula con perdita della visione centrale. Una delle principali cause è costituita dal progredire dell’età e dall’invecchiamento dei tessuti della retina, determinato dalla combinazione di diversi fattori come fumo, obesità, ipertensione, colore chiaro degli occhi, ed una eccessiva esposizione alla luce solare.
Quando i raggi ultravioletti penetrano nell’occhio e interagiscono con l’ossigeno, si formano delle molecole particolarmente aggressive, dette radicali liberi, che danneggiano alcune importanti cellule della macula (coni e bastoncelli). Le cellule danneggiate si accumulano nello spessore della macula stessa formando degli annessi giallastri chiamati drusen (MACULOPATIA SECCA). Si possono formare anche nuovi vasi sanguigni più fragili che rompendosi determinano edema ed emorragie (MACULOPATIA ESSUDATIVA).

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Rimedi utili per preservare la vista
L’età media aumenta, quindi l’occhio e la pelle assorbono, in media, una maggiore quantità di radiazioni nocive rispetto al passato. Importantissimo è proteggersi soprattutto quando esistono diversi fattori di rischio per prevenire gravi malattie come la degenerazione maculare senile (DMLE).
1)Protezione dalle radiazioni solari: occhiali e cappello!
La vista va protetta dai raggi ultravioletti, evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata e utilizzando occhiali da sole adeguati. Le lenti devono garantire protezione contro i raggi UV.
2)Alimentazione corretta e multivariata!
Vitamine e sali minerali aiutano a combattere l’accumulo dei cosiddetti “radicali liberi” che possono danneggiare le diverse strutture oculari e soprattutto la retina. Queste sostanze definite “antiossidanti” sono la vitamina A, C ed E, il betacarotene e la luteina, elementi come lo zinco e il selenio. Si trovano nella frutta come arance, kiwi, albicocche e nella verdura come peperoni, pomodori, carote e soprattutto quelle a foglia verde come spinaci, broccoli, lattuga, ecc. E’ dunque consigliabile consumare abbondanti porzioni di questi alimenti.
3)Integrazione naturale: la luteina
La luteina è un pigmento giallo che si trova in molti vegetali, frutta, grano e anche tuorlo d’uovo. Nel nostro organismo si accumula soprattutto nell’occhio e in particolare nella macula. La luteina oltre ad essere un potente antiossidante in grado di proteggere le strutture oculari dai danni dei radicali liberi, insieme alla zeaxantina, suo isomero, forma il “pigmento maculare”, una sorta di “filtro” che assorbe i raggi della luce blu e quelli ultravioletti (UV) impedendo alle radiazioni nocive di raggiungere e danneggiare il tessuto sensibile della retina.
La luteina, in altre parole, può essere definita come un “occhiale da sole naturale” attivo 24 ore su 24. La luteina però non viene prodotta dal nostro organismo e può solo essere assunta con gli alimenti o gli integratori. Molti ricercatori hanno dimostrato che una dieta ricca di luteina o un supplemento di tale sostanza è in grado di ridurre il rischio di insorgenza della degenerazione maculare senile (DMLE)

In Annessi Oculari, Luce e Sole

Corpi Mobili Vitreali o Miodesopsie

Corpi Mobili Vitreali o Miodesopsie

vitreale corpi mobiliDOMANDE E RISPOSTE

Cosa sono i “corpi mobili vitreali” detti anche “mosche volanti”?
Sono opacità del vitreo, risultato di fenomeni ossidativi delle proteine in esso contenute.

Che significato clinico ha vedere dei corpi mobili?
Vedere dei corpi mobili significa che il vitreo sta subendo delle trasformazioni della sua struttura.

E’ pericoloso vedere dei corpi mobili?
No, ma è un sintomo da non sottovalutare.

Che cosa devo fare quando inizio a vederli?
E’ consigliabile una visita oculistica per la valutazione della parte posteriore dell’occhio.

Se vedo corpi mobili posso diventare cieco?
No

Se i corpi mobili sono associati a lampi luminosi sono più pericolosi?
Quando appaiono dei lampi luminosi, significa che la retina è sottoposta a trazioni da parte del vitreo. Nella maggior parte dei casi il vitreo si stacca dalla retina senza alcun sintomo, altre volte stimola la retina ma alla fine si stacca senza traumi. In una piccola percentuale di casi, il vitreo staccandosi dalla retina la strappa.

Se la retina è strappata divento cieco?
Nella maggior parte dei casi basta un trattamento laser per saldare la rottura, se si aspetta troppo è possibile che la retina si stacchi.

Se vedo dei corpi mobili posso fare dello sport?
Sì, anche se è consigliabile la valutazione della retina e il controllo da parte dell’oculista.

Il computer danneggia il vitreo?
Fino ad oggi non è mai stato dimostrato.

Perchè i corpi mobili si muovono mentre giro lo sguardo?
Dato che i corpi mobili sono delle opacità del vitreo all’interno dell’occhio, ogni volta che si muove l’occhio, il vitreo tende a mantenere il proprio stato iniziale. In un secondo tempo per le aderenze fisiologiche che ci sono tra la parete dell’occhio e il vitreo anche il corpo vitreo si muove con le sue opacità.

CHE COSA SONO?
I corpi mobili vitreali, detti anche miodesospsie, sono un disturbo visivo caratterizzato dalla sensazione di vedere attraverso un liquido trasparente nel quale fluttuano degli oggetti scuri di varia forma e tipo che sfuggono quando si cerca di fissarli.
Possono presentarsi sotto forma di punti, di anelli, di macchie, di filamenti, di “mosche volanti”, di “ragnatele” o con forme differenti. Questi oggetti sono più o meno visibili a seconda della loro densità, delle condizioni di luminosità dell’ambiente e della superficie che si fissa. Sono percepiti meglio guardando una superficie chiara ed in condizioni di forte luminosità; per esempio volgendo lo sguardo verso il cielo azzurro, verso una parete bianca, verso un foglio di carta bianca o uno schermo da computer con uno sfondo chiaro. Tuttavia, spesso restano visibili anche in condizioni di scarsa luminosità e ad occhi chiusi. Se si cambia posizione di sguardo i corpi mobili tendono a muoversi per poi tornare nella stessa posizione di partenza non appena l’occhio si ferma. A volte anche la lettura può essere disturbata perché questi oggetti si “posano” sulle parole.

DA COSA SONO CAUSATE
Il corpo vitreo rappresenta circa i due terzi del volume oculare ed è delimitato da strutture diverse con le quali contrae delle aderenze: è in contatto postero-lateralmente con la retina ed anteriormente con il cristallino e con altre strutture. E’ un tessuto connettivo gelatinoso trasparente, non vascolarizzato e circondato da una membrana. Il gel vitreale è costituito per il 99% da acqua e per il restante 1% da fibre collagene, zuccheri, cellule vitree (ialociti), proteine, acido ialuronico, elettroliti, etc., che ne costituiscono l’impalcatura. Le fibre collagene sono sospese in una rete di glicosaminoglicani (proteine legate a zuccheri) e addensate dall’acido ialuronico. Le miodesopsie sono causate dal deterioramento della microstruttura gelatinosa del corpo vitreo conseguente all’età e ad altre concause quali la miopia, i traumi oculari, i disordini del metabolismo, etc. Le degenerazioni del corpo vitreo legato all’età iniziano a 20-30 anni ma si manifestano clinicamente dopo i 40-50 anni. Nei soggetti miopi i segni clinici sono anticipati di almeno dieci anni. La degenerazione del corpo vitreo inizia con la fluidificazione della sua componente gelatinosa che porta alla formazione di lacune di liquefazione vitreale. Le fibre collagene che delimitano queste zone tendono a frammentarsi e formare filamenti di forme diverse, talora intrecciati tra loro, che fluttuano all’interno delle lacune stesse. Queste fibre collagene, ammassate o meno tra loro, proiettano un’ombra sulla retina e vengono percepite come opacità definite corpi mobili vitreali o miodesopsie.
Se la liquefazione vitreale progredisce si verifica una perdita della funzione meccanica di sostegno del corpo vitreo. Il passo successivo è rappresentato dalla riduzione di volume del vitreo per contrazione delle fibre collagene che porta infine ad un distacco progressivo del vitreo dalla retina. Questo fenomeno è indolore ma finché non c’è ancora un distacco completo del vitreo, durante i movimenti oculari, la retina può subire trazioni nei punti dove il vitreo è ancora aderente.
Ciò determina la percezione di piccoli flashes o lampi luminosi periferici che normalmente sono sempre localizzati nella stessa zona e sono maggiormente visibili al buio.

COSA SI DEVE FARE
In tutti i casi si consiglia di rivolgersi ad un medico oculista per un attento esame clinico, necessario anche per escludere altre malattie che possono portare alla formazione di corpi mobili vitreali. Attualmente non esistono farmaci specifici per il trattamento delle miodesopsie. L’asportazione chirurgica (vitrectomia) è in grado di eliminare le miodesopsie ma questa procedura è sicuramente sproporzionata, non solo per i rischi che essa comporta, ma anche perché appare ingiustificato privare per sempre l’occhio delle funzioni del vitreo per curare questa patologia.
In alcuni casi, quando i corpi mobili sono anteriori e distanti dalla retina, si possono frantumare con lo Yag laser, una metodica indolore, ambulatoriale, che richiede pochi minuti.
Vi sono, comunque, dei consigli da seguire per alleviare il disagio e per rallentare l’evoluzione della degenerazione vitreale. Innanzitutto occorre avere un atteggiamento “positivo” che può aiutare moltissimo nel convivere con questo disturbo.
Chi ne è affetto non deve ricercare con ossessione i corpi mobili perché non farebbe altro che aggravare il problema da un punto di vista psicologico. Dovrebbe invece cercare di ignorarli e confidare nella capacità di adattamento del cervello di “sopprimere” queste immagini opache. Vi sono molti esempi in letteratura di soggetti che hanno imparato ad ignorare quasi completamente le miodesopsie e, di conseguenza, il disagio da esse procurato. Inoltre, è consigliabile seguire una dieta ricca di frutta e verdura e povera di grassi animali e bere molta acqua per contrastare la deplezione della componente acquosa del vitreo. Nella pratica clinica oculistica trova larghi consensi anche un intervento terapeutico di supporto a base di aminoacido, vitamine, sali minerali ed estratti vegetali che possa contrastare i meccanismi biochimici alla base della degenerazione del vitreo e mantenere la fisiologica composizione del gel vitreale.
Tra gli aminoacidi, la carnitina, la lisina e l’arginina consentono la formazione di collagene di tipo II altamente presente a livello vitreale; estratti vegetali, quali la bromelina, consentono la protezione delle fibre di collagene dall’attacco di enzimi nocivi (collagenasi e metalloproteinasi); Ginseng e Guaranà elevano la soglia di resistenza dei tessuti vitreali all’azione di agenti nocivi esterni ed hanno ottimali proprietà di ricostituenti psicofisici; infine le Vitamine del gruppo B (B1, B2, B6 e B12) sono importanti cofattori in tutte le reazioni metaboliche specifiche anche a livello vitreale.

In Annessi Oculari, Malattie del Vitreo

Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE)

Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE)

dmle Degenerazione Maculare Legata allEtà (DMLE)

E’ una malattia cronica e progressiva della retina. Coinvolge in particolare la regione maculare, cioè la parte del fondo dell’occhio deputata alla visione distinta dei dettagli delle immagini.

E’ una malattia per lo più legata all’invecchiamento della retina, anche se sembra esistere una predisposizione familiare. Si riconoscono due forme della DMLE: la forma “secca”, che riguarda circa il 90% di tutte le degenerazioni maculari, caratterizzata dall’accumulo al di sotto della macula di depositi di materiale giallastro, le drusen, che alterano progressivamente la funzionalità delle cellule deputate alla percezione degli stimoli luminosi; la forma “umida”, fortunatamente meno frequente della secca, ma con un esito più invalidante, caratterizzata dalla formazione di piccoli vasi sanguigni anomali al di sotto della macula. Questi vasi, dalle pareti molto fragili, possono facilmente lasciare trasudare liquido, o possono rompersi, causando emorragie nella retina.

Fattori di rischio

Sebbene le cause della malattia non siano ancora del tutto conosciute, alcuni fattori di rischio sono stati certamente identificati. Primo fra tutti l’età (si stima che circa l’8% della popolazione al di sopra dei 50 anni sia affetta da DMLE), quindi il fumo, una predisposizione ereditaria, l’esposizione

prolungata alla luce solare, la ridotta assunzione di fattori antiossidanti con l’alimentazione.

Sintomi

La DMLE inizialmente si manifesta con la percezione alterata e distorta delle immagini (le linee appaiono ondulate). Si può aver bisogno di più luce per leggere e si possono avere difficoltà a riconoscere le persone a meno che non siano molto vicine. Talvolta si vedono macchie opache al centro del campo visivo, ma spesso i sintomi sono mascherati dal fatto che il problema affligge un solo occhio.

Quando si soffre della forma “umida” della malattia, la perdita della visione centrale è purtroppo molto rapida.

Nella forma “secca” la perdita della visione centrale avviene lentamente e progressivamente ed è possibile vedere una macchia nera al centro del campo visivo.

Se compare uno dei sintomi descritti, è bene sottoporsi al più presto ad una visita oculistica.

Diagnosi

L’Oculista può diagnosticare la DMLE durante una visita specialistica che include tra gli esami:

valutazione dell’acuità visiva: misura la capacità di vedere da lontano a diverse distanze;

visita del fondo dell’occhio con pupilla dilatata: l’Oculista instillerà un collirio che dilata la pupilla. In tal modo avrà la possibilità di guardare la retina e vedere eventuali segni di DMLE. Dopo questo esame la vista rimarrà offuscata per qualche ora;

AmslerGridHole Degenerazione Maculare Legata allEtà (DMLE)

test di Amsler: si tratta di una griglia simile ad una scacchiera che l’Oculista chiederà di guardare, un occhio per volta, fissando l’attenzione sul puntino centrale.

Si dovrà segnalare al Medico la visione di linee ondulate, macchie, o l’assenza di qualche linea sulla scacchiera.

Se il Medico Oculista sospetta una DMLE, potrà chiedere esami supplementari come la fluorangiografia, l’angiografia con verde indiocianina e/o l’OCT.

Terapia della forma umida

Nella forma umida (neovascolare) vengono consigliate, dalle Linee Guida dell’A.A.O., la fotocoagulazione laser, la terapia fotodinamica (PDT) e/o le iniezioni intravitreali di farmaci che agiscono contro i neovasi (anti VGF). Il primo trattamento consiste nel focalizzare un raggio laser di particolare potenza per distruggere i vasi anomali che si formano nella retina. In alcuni casi è poi possibile utilizzare la terapia fotodinamica (PDT), che utilizza il una sostanza che viene attivata dalla luce per distruggere in modo selettivo i vasi sanguigni anomali che si sono formati nella retina per effetto della malattia. La terapia che attualmente fornisce i migliori risultati, senza danneggiare il tessuto sano della retina, è quella che si basa sulla iniezione intravitreale (dentro l’occhio) di farmaci che selettivamente colpiscono le cellule malate. La iniezione dura pochi secondi ed è indolore. Il numero di iniezioni variano secondo l’entità della patologia e si eseguono con un intervallo di circa 40 giorni una dall’altra.

Terapia della forma secca

Un importante studio statunitense (AREDS), che ha coinvolto migliaia di pazienti affetti da DMLE, ha dimostrato che l’assunzione di sostanze antiossidanti riduce il rischio di progressione della malattia.

Nella forma secca (non neovascolare) è opportuno l’utilizzo di supplementi dietetici (vitamine, minerali ed antiossidanti) specifici per la retina per rallentare e combattere la progressione della malattia, come raccomandato dalle “Linee Guida” dell’American Academy of Ophthalmology, organo ufficiale di riferimento degli Oculisti di tutto il mondo.

I supplementi dietetici maggiormente studiati nella DMLE sono:

La Luteina e la Zeaxantina che si accumulano nella parte centrale della retina (la macula lutea), formando il pigmento maculare, importante schermo protettivo dell’occhio nei confronti della luce blu.

img monalisa Degenerazione Maculare Legata allEtà (DMLE)

L’Astaxantina, il più potente antiossidante disponibile in natura che, associato alla Vitamina C e alla Vitamina E, ne potenzia l’attività. Protegge, insieme alla Luteina e alla Zeaxantina, i fotorecettori (le cellule deputate alla percezione della luce) dagli effetti nocivi delle radiazioni luminose.

Lo Zinco che è implicato in numerose attività enzimatiche, localizzate a livello retinico. E’ stato dimostrato che l’assunzione di Zinco e di una combinazione di antiossidanti rallenta la progressione della degenerazione maculare legata all’età.

Il Rame, oligoelemento essenziale per l’attività di numerosi enzimi, che integra sempre l’assunzione dello zinco.

Vitamina C e Vitamina E che agiscono rallentando i processi di invecchiamento e degenerazione cellulare causati dalla produzione di radicali liberi.

In Degenerazione Maculare